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Ci ha lasciato Carlos Ruiz Zafón

Categoria STORIE | Scritto da Jessica - 19 Giugno, 2020
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Oggi si è spento uno degli scrittori contemporanei più amati e letti degli ultimi tempi, Carlos Ruiz Zafón.

Salito alla ribalta internazionale con L’ombra del vento (del 2001, diventata negli anni successivi una tetralogia intitolata “Il Cimitero dei Libri Dimenticati”), lo scrittore catalano è riuscito a trovare subito un posto nelle nostre librerie. Ogni volta che abbiamo sfogliato uno dei suoi libri è stato come entrare nel mondo che Zafón aveva progettato. Ogni volta è stato come tornare nella libreria Sempere e figli di Calle Santa Ana, per unirci a Daniel nella ricerca di Julián Carax, e per conoscere Alicia Gris e David Martín. Ogni parola è riuscita a travolgerci e trascinarci dentro alla storia. Ma da lui non potevamo aspettarci altro. I libri hanno un’anima ed è proprio Zafón ad avercelo insegnato.

Gli diamo un addio pieno di malinconia e vogliamo farlo usando le sue parole:

«Il Signor Sempere credeva che tutti facciamo parte di qualcosa, e che, lasciando questo mondo, i nostri ricordi e i nostri desideri non vanno perduti, ma diventano i ricordi ed i desideri di chi prende il nostro posto, Non sapeva se avevamo creato Dio a nostra immagine e somiglianza, o se lui aveva creato noi senza sapere bene quello che faceva. Credeva che Dio o chiunque ci abbia messo qui, vive in ciascuna delle nostre azioni, in ciascuna delle nostre parole , e si manifesta in tutto ciò che ci fa essere qualcosa di più che semplici statue di fango. Il signor Sempere credeva che Dio vivesse un po’, o molto, nei libri e per questo dedicò la propria vita a condividerli, a proteggerli e ad assicurarsi che le loro pagine, come i nostri ricordi e i nostri desideri, non andassero mai perdute, perché credeva, e fece credere anche a me, che finché fosse rimasta una sola persona al mondo capace di leggerli e viverli, sarebbe rimasto un frammento di Dio o di vita. So che al mio amico non sarebbe piaciuto che ci accomiatassimo da lui con orazioni e canti. So che gli sarebbe bastato sapere che i suoi amici, tanti quanti sono venuti qui oggi a salutarlo, non l’avrebbero mai dimenticato. Non ho dubbi che il Signore, sebbene il vecchio Sempere non se l’aspettasse, accoglierà accanto a sé il nostro caro amico, e so che vivrà per sempre nei cuori di tutti i presenti, di tutti coloro che un giorno scoprirono la magia dei libri grazie a lui, e di tutti coloro che, anche senza conoscerlo, un giorno oltrepassarono le porte della sua piccola libreria, dove, come a lui piaceva dire, la storia è appena cominciata».

Il gioco dell’Angelo