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Una poesia per unirci

Categoria STORIE | Scritto da Jessica - 20 Marzo, 2020
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In queste giornate particolari in molti cercano di buttare le proprie paure, emozioni e speranze su carta. Che si tratti di un gesto consolatorio, di sfogo o di svago, le nostre penne stanno descrivendo qualcosa che non avevamo mai vissuto, qualcosa che se ci venisse raccontato non sembrerebbe nemmeno vero. 

Scrivere aiuta a liberare i nostri pensieri e quando queste riflessioni sono condivise, possono correre senza ostacoli tra le persone e rappresentare una speranza per una sola nazione prima e per il mondo dopo. Lo sa bene Irene Vella con la sua poesia “Era l’11 marzo del 2020” che nel giro di pochissimo è stata postata e letta quasi ovunque.

Se non l’avete ancora letta, eccola qui:

Era l’11 marzo del 2020, le strade erano vuote, i negozi chiusi, la gente non usciva più.

Ma la primavera non sapeva nulla.

Ed i fiori continuavano a sbocciare

Ed il sole a splendere 

E tornavano le rondini 

E il cielo si colorava di rosa e di blu

La mattina si impastava il pane e si infornavano i ciambelloni 

Diventava buio sempre più tardi e la mattina le luci entravano presto dalle finestre socchiuse 

Era l’11 marzo 2020 i ragazzi studiavano connessi a discord 

E nel pomeriggio immancabile l’appuntamento a tressette 

Fu l’anno in cui si poteva uscire solo per fare la spesa 

Dopo poco chiusero tutto

Anche gli uffici 

L’esercito iniziava a presidiare le uscite e i confini 

Perché non c’era più spazio per tutti negli ospedali 

E la gente si ammalava 

Ma la primavera non lo sapeva e le gemme continuavano ad uscire 

Era l’11 marzo del 2020 tutti furono messi in quarantena obbligatoria 

I nonni le famiglie e anche i giovani 

Allora la paura diventò reale 

E le giornate sembravano tutte uguali 

Ma la primavera non lo sapeva e le rose tornarono a fiorire 

Si riscoprì il piacere di mangiare tutti insieme 

Di scrivere lasciando libera l’immaginazione 

Di leggere volando con la fantasia 

Ci fu chi imparò una nuova lingua 

Chi si mise a studiare e chi riprese l’ultimo esame che mancava alla tesi 

Chi capì di amare davvero separato dalla

vita

Chi smise di scendere a patti con l’ignoranza

Chi chiuse l’ufficio e aprì un’osteria con solo otto coperti 

Chi lasciò la fidanzata per urlare al mondo l’amore per il suo migliore amico 

Ci fu chi diventò dottore per aiutare chiunque un domani ne avesse avuto bisogno 

Fu l’anno in cui si capì l’importanza della salute e degli affetti veri

L’anno in cui il mondo sembrò fermarsi 

E l’economia andare a picco 

Ma la primavera non lo sapeva e i fiori lasciarono il posto ai frutti 

E poi arrivò il giorno della liberazione 

Eravamo alla tv e il primo ministro disse a reti unificate che l’emergenza era finita 

E che il virus aveva perso 

Che gli italiani tutti insieme avevano vinto 

E allora uscimmo per strada 

Con le lacrime agli occhi

Senza mascherine e guanti

Abbracciando il nostro vicino 

Come fosse nostro fratello 

E fu allora che arrivò l’estate 

Perché la primavera non lo sapeva 

Ed aveva continuato ad esserci 

Nonostante tutto

Nonostante il virus 

Nonostante la paura 

Nonostante la morte 

Perché la primavera non lo sapeva 

Ed insegnò a tutti 

La forza della vita.