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Riccardino, il finale di Montalbano

Categoria STORIE | Scritto da Antonio Dini - 31 Luglio, 2020
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Ci sono due motivi per comprare l’ultimo libro di Andrea Camilleri, che in realtà non è l’ultimo e anzi, venne preparato nel 2005 e poi aggiornato a poco dalla morte. E non a caso ci sono due edizioni, ciascuna delle quali soddisfa una esigenza diversa.

Riccardino, versione 2016
Riccardino, versione 2016

Il primo motivo è sapere come finisce la traiettoria del commissario Salvo Montalbano, che cosa ne sarà di Vigata, dei suoi misteri, della sua pace e complessità. Insomma, è un motivo consolatorio: cercare conforto dalla scomparsa di Camilleri leggendo ancora una delle sue storie, costruite con precisione chirurgica, seguendo una ricetta (venti capitoli più o meno di uguale lunghezza, non uno di più o di meno) che nel corso degli anni ha fatto da spina dorsale a una delle più felici avventure editoriali per la lettura d’evasione (il “giallo”) del nostro Paese. L’edizione consigliata in questo caso è quella pubblicata da Sellerio con la revisione fatta da Camilleri nel 2016: perfetta e sincronizzata con l’evoluzione della lingua magica e fantasiosa di Vigata, degna cioè di essere l’ultima in ordine di tempo.

Riccardino, versione 2016+2005
Riccardino, versione 2016+2005

Il secondo motivo, invece, è esplorare proprio quest’ultimo aspetto: la lingua di Vigata. Questo siciliano magico e inventato che Camilleri sentiva ruotare dentro la sua testa negli anni di vita a Roma, e che nel tempo ha elaborato, arricchito, limato, portandola a livelli di perfezione linguistica assoluta. È un viaggio nella musicalità, nel piacere, ma anche nel confronto, nell’analisi, nella conoscenza. L’edizione consigliata in questo caso è quella doppia, a cui a quella “moderna” del 2016 segue l’originale manoscritto datato 2004-2005 che Camilleri scrisse attorno al suo ottantesimo compleanno e diede all’editore, timoroso che il suo personaggio potesse sopravvivergli e desideroso invece di costruire una storia che ne raccontasse invece il punto di arrivo.

Entrambi, insieme o separatamente, soddisfano una domanda più profonda: cosa ne è di Montalbano? Non leggete l’introduzione di nessuno dei due libri, se riuscite a preservarvi e a non inciampare in qualche spoiler, e troverete un geniale lettore siciliano capace di giocare con il teatro e la vita, oltre che con la letteratura seppur di genere. Buona lettura.